Epifania, la verità sulla Befana che quasi nessuno conosce: non era una strega (e il carbone non puniva)

Dietro la calza c’è un’idea di passaggio e di rinascita. La Befana non giudica. Sposta il tempo, e lascia spazio al nuovo senza fare rumore.

La Befana la conosciamo tutti. O almeno così sembra. Una vecchina un po’ storta, la scopa, i dolci, il carbone per chi “non si è comportato bene”. Una figura che chiude le feste e rimette ordine nel calendario, come una serranda che scende.

immagine di un'anziana signora che rappresenta l'archetipo della Befana, immagine generata con AI
Epifania, la verità sulla Befana che quasi nessuno conosce: non era una strega (e il carbone non puniva) – malaspinahotel.it

Il punto è che l’immagine più popolare arriva molto dopo. E racconta solo metà storia. Perché la Befana, prima di diventare personaggio da calza, era qualcosa di più serio, più legato alla terra e al tempo. Niente strega da spaventare i bambini, niente tribunale morale travestito da tradizione.

Origini della Befana

Prima dei Re Magi e prima del presepe, esistevano riti che segnavano il passaggio tra un ciclo e l’altro. Nelle campagne il tempo non si misurava con le agende, ma con i raccolti, con il freddo, con la luce che cambia. Tra fine dicembre e inizio gennaio si viveva un confine: finiva un anno “utile” e ne iniziava un altro da rendere fertile.

Qui nasce la figura femminile anziana. Non “brutta”, non “cattiva”. Anziana nel senso più potente, cioè portatrice di esperienza. La vecchiaia rappresentava il ciclo completo che si chiude e, proprio per questo, poteva aprire spazio al nuovo. Una logica semplice: per ricominciare, qualcosa deve finire davvero.

Le radici pagane vengono spesso riassunte in due nomi, Diana e Strenia. Diana richiama natura e luna. Strenia richiama doni augurali e prosperità. A gennaio, in epoca romana, circolavano le strenae, piccoli regali simbolici. Non premi o punizioni, ma auguri concreti per l’anno che iniziava.

La scopa, per capirci, non nasce per volare. Nasce per spazzare. Nella cultura contadina era un oggetto rituale: serviva a spazzare via l’anno vecchio, a purificare soglie e ingressi, a segnare un passaggio. Un gesto domestico che diventava simbolico, senza bisogno di magie.

Il significato del carbone nel mito della Befana

Anche il carbone è stato frainteso. Per secoli ha significato calore, cucina, sopravvivenza. In inverno, soprattutto nelle case più povere, era una garanzia. Riceverlo voleva dire protezione, non colpa. Solo quando questo senso si è perso è arrivata la lettura morale.

Carbone della Befana
Il significato del carbone nel mito della Befana – malaspinahotel.it

Il carbone per i bambini “meno buoni” è una rilettura moderna, quasi una battuta diventata tradizione. La versione dolce arriva ancora dopo. Funziona, diverte, si tramanda. Ma non è l’origine: è un adattamento, un modo semplice di raccontare un simbolo antico.

Con il Cristianesimo molte figure pagane non spariscono. Vengono rilette, assorbite, rese compatibili. La Befana entra nel racconto dei Re Magi come la donna che non li segue e poi si pente, iniziando a vagare portando doni. Una riscrittura che salva il rito ma ne sposta il senso.

Da qui nasce anche l’immagine della Befana trasandata, simbolo dell’anno vecchio che va lasciato andare. Non un giudizio morale, ma una funzione simbolica. Il rischio, col tempo, è stato confondere il simbolo con una colpa.

Il detto “L’Epifania tutte le feste porta via” suona malinconico, ma in origine diceva altro. Parlava di passaggio, non di chiusura. Di spazio che si libera. Le feste non spariscono: vengono consegnate al passato, così che il nuovo possa iniziare, godendosi l’ultimo giorno di svago nel modo più adeguato.

La Befana non giudica, non punisce, non spaventa. Fa ordine nel tempo. Porta via ciò che ha già dato tutto e lascia quello che serve per ricominciare. Meno favola, più umanità. E forse è per questo che, nonostante tutto, continua a tornare.

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