All’inizio sembrava solo una coincidenza. Ogni visita terminava nello stesso modo: pochi minuti di silenzio, sguardi che scorrevano sui soffitti, poi una stretta di mano frettolosa.
Nessuna offerta, nessuna controproposta. Quella casa, sulla carta perfetta, sembrava avere qualcosa che allontanava chiunque. Non c’erano segni evidenti di pericolo. Le pareti erano integre, il tetto apparentemente solido.
Eppure, il sospetto aleggiava come una presenza invisibile. Un dettaglio nascosto, sepolto tra materiali ormai fuori dal tempo, capace di trasformare un semplice annuncio immobiliare in un caso irrisolto. Solo andando più a fondo emerge la verità. Non si tratta di fantasmi né di leggende urbane. Il vero protagonista è l’amianto.
Per decenni l’amianto è stato ovunque: tetti, canne fumarie, tubazioni, pavimenti. Oggi sappiamo che, se deteriorato o friabile, può rappresentare un serio rischio per la salute. Ed è proprio questa consapevolezza a rendere molti immobili improvvisamente “scomodi”.
Chi possiede una casa costruita prima degli anni ’90 si pone una domanda inevitabile: si può vendere un immobile con presenza di amianto? Il timore è che la risposta sia un secco no, o che la legge imponga interventi costosi e immediati.
La realtà, però, è più articolata di quanto si creda.
Dal punto di vista giuridico, vendere un immobile con amianto è consentito, ma non in modo indiscriminato. La normativa di riferimento è la legge n. 257 e, soprattutto, il D.M. del 6 settembre 1994, suo decreto attuativo, che ha introdotto una distinzione fondamentale: quella tra “rimozione obbligatoria” e “mantenimento”.
Il decreto prevede un intervento immediato nei casi di amianto friabile, ovvero quando il materiale può facilmente disperdere fibre nell’aria. In queste situazioni, la rimozione non è una scelta, ma un obbligo, anche in vista di una compravendita.
Diverso è il caso dell’amianto compatto e in buono stato. Qui la legge consente il mantenimento, purché il materiale sia monitorato e non rappresenti un pericolo immediato. Questo significa che l’immobile può essere venduto, a condizione che l’acquirente sia pienamente informato.
La parola chiave è trasparenza. Omettere la presenza di amianto può esporre il venditore a responsabilità civili e richieste di risarcimento. Al contrario, una documentazione tecnica chiara tutela entrambe le parti e permette di gestire correttamente il valore dell’immobile.
Alla fine, il mistero si dissolve. Non è l’amianto a rendere invendibile una casa, ma il silenzio che lo circonda. Quando la verità emerge, anche l’immobile più temuto può tornare ad avere un futuro.