È una domanda che in molti si pongono, spesso sottovoce: è possibile andare in pensione senza aver mai lavorato o versato contributi?
In un Paese dove il futuro previdenziale sembra sempre più incerto e legato a carriere lunghe e discontinue, l’idea appare quasi provocatoria. Eppure, esiste una risposta che sorprende, divide e incuriosisce.
Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di persone che, pur non avendo mai avuto un impiego stabile o addirittura nessun lavoro ufficiale, riescono comunque a ricevere un assegno mensile dallo Stato. Nessun trucco, nessuna scorciatoia illegale. Solo una misura prevista dalla legge, ma poco conosciuta.
Il sistema pensionistico italiano si basa su un principio chiaro: versi contributi, maturi una pensione. Ma cosa accade a chi, per scelta o per necessità, è rimasto fuori dal mondo del lavoro? Casalinghe, persone che hanno sempre vissuto di lavori informali, cittadini con storie familiari complesse o periodi di lunga inattività.
Per anni queste persone sono rimaste invisibili. Poi, silenziosamente, una forma di tutela ha iniziato a emergere. Non si tratta di una pensione “classica”, né di un privilegio. È piuttosto una rete di sicurezza minima, pensata per evitare che chi arriva a una certa età si ritrovi senza alcun mezzo di sostentamento.
Ma attenzione: non è automatica, non è uguale per tutti e non è garantita a prescindere. Ci sono regole precise, requisiti stringenti e controlli accurati. E soprattutto, non si chiama davvero pensione.
È a questo punto che cade il velo di mistero. Quello di cui stiamo parlando è in realtà l’assegno sociale, spesso chiamato impropriamente “pensione sociale”. Si tratta di una prestazione assistenziale, non contributiva, erogata dallo Stato a chi ha compiuto 67 anni e si trova in condizioni economiche disagiate. Non serve aver mai lavorato, né aver versato contributi. Conta solo il reddito, personale o coniugale.
L’importo è modesto, sufficiente appena a garantire la sopravvivenza, e viene riconosciuto solo se si rientra sotto determinate soglie. Inoltre, non è reversibile e può essere revocato se cambiano le condizioni economiche. Eppure, per molti rappresenta l’unica ancora di salvezza.
In un’Italia che invecchia e dove il lavoro non è sempre una certezza, l’assegno sociale resta uno strumento poco raccontato, ma fondamentale. Non è una scorciatoia verso la pensione, bensì l’ultima difesa contro la povertà nella terza età. Un diritto silenzioso, che esiste. Anche se quasi nessuno ne parla.