C’è una misura pubblica che negli ultimi anni ha accompagnato l’ingresso nell’età adulta di un’intera generazione.
Una misura discussa, amata, criticata, riformata più volte. E ora, quasi senza clamore, sta cambiando di nuovo. I segnali erano già nell’aria: nuovi controlli, criteri più rigidi, una platea ridisegnata. Ma solo leggendo tra le righe della Manovra finanziaria emerge il quadro completo di una riforma che incide direttamente sul rapporto tra giovani, istruzione e consumo culturale.
E non tutti potranno beneficiarne. Negli ultimi anni, il sistema aveva mostrato crepe evidenti. Frodi digitali, identità sottratte, bonus trasformati in denaro con meccanismi illegali. Secondo le ricostruzioni della Guardia di Finanza, oltre 21 milioni di euro sarebbero stati sottratti allo Stato attraverso raggiri informatici e complicità commerciali.
Da qui la decisione di intervenire.
Il Ministero della Cultura ha annunciato verifiche semestrali, flussi monitorati e comunicazioni dirette alla Ragioneria generale dello Stato. Un cambio di passo netto, che però non si limita ai controlli.
A essere rivisti sono soprattutto i requisiti.
Ed è solo a questo punto che si capisce davvero di cosa stiamo parlando.
Dal 2026 il bonus cultura cambia nome e volto. L’ex 18App lascia spazio alla Carta Valore Cultura, una nuova misura che sostituisce il doppio sistema introdotto nel 2025 (basato su ISEE e merito), giudicato troppo restrittivo e penalizzante per il settore.
I requisiti saranno chiari e stringenti:
conseguimento del diploma di scuola secondaria di secondo grado
entro i 19 anni di età, quindi senza aver mai ripetuto un anno scolastico
La misura sarà dunque riservata a chi conclude il percorso scolastico “in regola”, escludendo chi ha avuto ritardi, indipendentemente dalla condizione economica.
L’importo non è ancora ufficiale.
La Manovra rinvia tutto a un decreto attuativo atteso entro il 30 novembre 2026, ma lo stanziamento complessivo è già noto: 180 milioni di euro.
Incrociando i dati sui diplomati che rientrano nei requisiti, la stima porta a circa 500 euro a beneficiario. Una cifra non garantita, ma coerente con gli importi storici del bonus cultura.
Il dietrofront nasce anche dalle pressioni del mondo culturale.
Le regole del 2025 avevano ristretto troppo la platea e, secondo editori, librerie ed esercenti, avevano provocato un calo sensibile dei consumi, nonostante l’aumento delle richieste per le Carte Giovani e del Merito.
Un paradosso che ha convinto l’esecutivo a rivedere tutto, puntando su una platea più prevedibile, controlli più serrati e un impatto economico finalmente misurabile.
Per la prima volta, infatti, il Ministero raccoglierà dati strutturati sull’uso del bonus e sul suo effetto reale sull’industria culturale italiana.
Una riforma che sembra tecnica, ma che in realtà ridisegna il modo in cui lo Stato premia istruzione, merito e accesso alla cultura.
E che, nel silenzio generale, cambierà il futuro di migliaia di studenti.